domenica 15 agosto 2010

L’autostrada era poco transitata a quell’ora serale, in quel giorno d’estate. Il camion correva spedito. Stefano stava guidando dalle tre del pomeriggio, e non avrebbe potuto farlo per più di cinque ore consecutive, alla prossima stazione di servizio si sarebbe fermato. Ne aveva bisogno per rinfrescarsi un po’, mangiare un boccone e prendersi un caffè. Molte automobili lo superavano, specialmente in salita, gente che andava in vacanza, famigliole complete con macchine cariche di “arnesi per le vacanze” : canotti, biciclette e valige legate sul portabagagli. Gente poco abituata a guidare per lunghi periodi e quindi più pericolosi, gente che aveva paura dei grossi camion come quello. Doveva fare un lungo viaggio in giro per l’Europa ed era rimasto da solo. Però in fondo gli piaceva viaggiare da solo ogni tanto, anche se era indubbiamente più faticoso. Il suo compagno, Daniele, era andato anche lui in vacanza con la sua famiglia, con un camper ma faceva guidare quasi sempre sua moglie. Stefano aveva accettato quel lavoro estivo perché tanto non aveva niente da fare, non aveva una famiglia, non si era mai sposato anche se a volte ci era andato vicino. Ma era ancora giovane, 45 anni, e c’era ancora tempo per le storie serie. Non aveva ancora voglia di smettere di essere libero come diceva lui.
Il grosso camion correva ed oltrepassava ponti e viadotti, aree di sosta e gallerie, sempre inserito tra la striscia continua della corsia di emergenza e quella tratteggiata della corsia di sorpasso. Era partito da Firenze e aveva già superato l’Appennino e la pianura padana, era in prossimità di Milano e si accingeva a superare le Alpi ed entrare in Svizzera, ma adesso si doveva fermare a riposare. Non aveva tempi molto ristretti per le consegne, era pur sempre agosto, e quindi poteva prendersela comoda, inoltre non voleva rischiare a truccare il tachigrafo, come aveva fatto altre volte con il suo compagno.
La striscia tratteggiata si rifletteva negli occhiali scuri di Stefano che la controllava costantemente mente il camion la inghiottiva, la vedeva poi sparire dietro nello specchio retrovisore, sempre la stessa striscia che appariva davanti e spariva dietro. La radio trasmetteva musica e discorsi vari, situazione del traffico, bollettini meteo, e tante altre cose. Stefano la ascoltava disattento, gli faceva compagnia, specialmente adesso che era da solo, e poi ogni tanto mandavano una canzone che gli piaceva e allora ci cantava insieme ed era felice. Il “baracco” era sempre acceso sul canale cinque dei camionisti ma in quel periodo c’erano pochi colleghi in giro. Aveva scambiato due parole nei pressi di Bologna con uno di Napoli che stava tornando a casa dopo una consegna a Londra, e uno di Torino che doveva fare una consegna a Grosseto e poi andava in ferie.
Un grosso cartello indicava una stazione di servizio fra cinque chilometri. Con distributore, ristorante, parcheggio per autobus e T.I.R. e servizi per i disabili. “Altri cinque chilometri e poi mi fermo” pensò Stefano.
La radio trasmetteva “quello che le donne non dicono” cantata da Fiorella Mannoia, una canzone che lui conosceva bene. “Giusta per questi cinque chilometri “ pensò Stefano e cominciò a cantare a squarciagola in coro con Fiorella Mannoia stonando spudoratamente nonostante fosse almeno due ottave più basso. “Siamo cosi, è difficile spiegare” Il cartello indicava stazione di servizio fra tre chilometri. La canzone finì con l’inizio della pubblicità ai telefoni cellulari che fanno tutto tranne il caffè e il cartello indicava trecento metri alla stazione di servizio. Stefano mise la freccia e cominciò a rallentare e cambiare corsia. Trovò un bello spazio ombreggiato, anche se oramai il sole non era più cocente, ma cercare un posto all’ombra era un abitudine. Stefano girò la chiave e il motore si spense facendo qualche altro giro per inerzia. Spense la radio e si stirò puntando i piedi tra i pedali e le braccia sul soffitto del camion. Era indeciso se farsi qualcosa da mangiare li sul camion oppure andare al self-service. Nel retro della cabina aveva praticamente tutto il necessario: un frigo, un fornello, un lavandino, una tv, persino un bagno con la doccia e, naturalmente, sopra la cabina una branda per dormire. Un piccolo camper insomma. Non aveva voglia di cucinare e decise di andare al self-service. Andò in bagno per in normale bisogno corporale, si lavò le mani e la faccia e scese dal camion.
Entrò nel self-service come normalmente entrava in un self-service, e in quello c’era già entrato altre volte. In verità erano pochi i luoghi dell’autostrada dove non era mai entrato. Cerano abbastanza clienti e aveva quasi deciso di non fermarsi e mangiare qualcosa sul camion, poi decise di prendere poche cose e mangiare lì. Vedeva intorno a se molte persone che mangiavano bevevano e scherzavano felici di andare in vacanza. Altri più assonnati e più malinconici che indubbiamente stavano tornando a casa, per loro le vacanze erano finite. Stava mangiando e ascoltando il telegiornale che la tv stava trasmettendo quando la sua attenzione si spostò verso un tavolo dove una ragazza stava chiedendo un passaggio alle persone che erano sedute a cena. Era una tipa spiritosa , magra, capelli neri e corti, occhietti vispi, un paio di jeans e maglietta, una grossa borsa blu sulle spalle. Le persone al tavolo le dissero che non avevano spazio, e lei prosegui verso gli altri tavoli. Stefano la guardava interessato, c’era qualcosa di strano in quella ragazza. Finalmente trovò una coppia di giovani, probabilmente in viaggio di nozze, che accettarono di darle un passaggio. Stefano la seguì mentre usciva e per un attimo i loro sguardi si incrociarono, Stefano sentì un leggero brivido lungo la schiena, una sensazione che non aveva mai provato, poi lei uscì. Non l’avrebbe mai più rivista, peccato era una bella ragazza. Ma non era l’aspetto fisico che l’attraeva.
Stefano finì la sua cena e uscì, salì sul camion e si sedette a guardare un po’ di tv, non poteva ripartire prima di due ore, e tutto sommato poteva anche passare la notte lì e ripartire l’indomani mattina. Decise per questa ipotesi e quindi si preparò per la notte. Quella sera andò a dormire molto presto con l’idea di alzarsi all’alba e ripartire quando e ancora fresco.
La mattina successiva mise in moto il camion alle cinque e riprese il viaggio. Solita striscia continua sulla destra e tratteggiata sulla sinistra, solito alternarsi di gallerie e viadotti, di macchine che ti superano veloci cariche di valige e biciclette, ogni tanto incontrava un camion che andava più lento, magari era più carico o più vecchio, allora sorpassava con una lunga manovra che a volte durava per qualche chilometro. Magari chiacchierando con l’autista con il baracco.
Giunse infine alla frontiera di Chiasso e c’era un po’ di fila. Si posizionò in una delle corsie riservate ai T.I.R.. Cominciò ad aspettare il suo turno.
Stava lì assorto nei suoi pensieri ascoltando la radio quando sentì bussare allo sportello del camion.
“ scusa mi daresti un passaggio? “
Era quella ragazza della sera prima. Stefano provò una sensazione strana, la stessa della sera precedente. Nel momento che la vide il cuore gli cominciò a battere più velocemente ma solo per pochi secondi, era come se quella fosse la cosa più naturale del mondo.
“ dove sei diretta? “ chiese Stefano
“non lo so, sono in vacanza.” Rispose lei
“allora sali, qualunque posto vada ti andrà bene.”
Stefano non era tanto propenso a dare passaggi a persone che non conosceva, però quella ragazza aveva qualcosa di speciale.
La ragazza salì e si sedette sulla poltroncina.
“accidenti, certo che da quassù si ha tutta un’altra prospettiva!!!” Disse guardandosi attorno.
“Sei in regola con i documenti? Si sta per passare la frontiera e sui camion si deve essere in regola” disse Stefano.
“Certo, ho la carta di identità e la patente,” rispose lei
“Come ti chiami?” chiese Stefano
“Marisa,”
“Va bene Marisa, io sono Stefano “ e le tese la mano.
Lei gli strinse la mano con gesto meccanico.
“Dove sei diretto?” chiese Marisa.
“ Parigi, Copenaghen, Berlino e probabilmente Berna, al ritorno, e tu dove sei diretta”
“ Non ho una meta precisa, te l’ho detto, sono in vacanza, Parigi va bene”
“ E tu vai spesso in vacanza così?” Chiese Stefano abbassando un po’ il volume dalla radio.
“ Questa è la seconda volta, la prima volta e stato l’anno scorso, pero ero con una mia amica.”
“ Ma non è pericoloso? Potresti incontrare qualche squilibrato, una ragazza da sola in giro per l’Europa! Hai un cellulare almeno?”
“ Certo che ce l’ho, comunque non mi è mai successo niente di grave, e poi io mi fido molto della prima impressione, la sensazione a pelle come si dice, per esempio tu mi sembri un tipo tranquillo, uno di cui ci si può fidare, spero di non sbagliare…”
“ Ti ringrazio per la fiducia…, quando avrai deciso dove andare o quando vuoi scendere…”
“ va bene, ma penso che ti farò compagnia per un bel po’ di strada, se vai a Parigi…”
“ E l’anno scorso dove siete andate tu e la tua amica?”
“ Spagna, abbiamo girellato un po’ per le principali città, Madrid, Ibiza …”
“ E vi siete divertite?”
“ Molto, era tutto così eccitante, sai senza mia madre intorno.”
Intanto erano quasi arrivati alla stazione della dogana.
“ E tuo padre?”
“ Non ce l’ho.”
“ Scusa non volevo…”
“ Non c’è problema, non l’ho mai conosciuto, non so se è vivo o morto, mia madre non me ne ha mai voluto parlare, sarà stata un’avventura da dimenticare che ne so.”
“Quanti anni hai?”
“ 20 finiti a maggio, e tu?”
“ 45, pensa potrei quasi essere io tuo padre”
“ E già, mia madre ne ha 42.”
Qualcuno bussò allo sportello. Stefano aprì il finestrino.
“Ciao Stefano lavori ancora?” il doganiere aveva accento siciliano.
“ Ciao Carmelo. No, sono in vacanza, ma la mia macchina è rotta e allora ho preso questo.”
“ Sempre voglia di scherzare, cosa trasporti e dove vai?”
“queste sono le bolle, vuoi che ti apra dietro?”
“ No non importa, di te mi fido. Chi è la ragazza? “
“ Le do un passaggio. Lei è davvero in vacanza.”
“ mi dai i suoi documenti?”
Marisa porse i suoi documenti e Stefano e lui li consegnò al doganiere, che dopo averli esaminati li restituì.
“ buon viaggio”
“ Alla prossima “ rispose Stefano e si strinsero la mano.
Il grosso camion si mosse lentamente lanciando in aria uno sbuffo di fumo nero.
“ Vi conoscete da molto tempo a quanto pare, non ti ha nemmeno chiesto i documenti”
“ da più di 10 anni da quando è stato trasferito qui, e un caro amico, conosco anche la sua famiglia, sua moglie è molto dolce e hanno due figli bellissimi, una volta avevo la febbre e mi hanno ospitato nella loro casa finché non sono guarito, e intanto Daniele, il mio collega, ha potuto proseguire il giro delle consegne.”
L’autostrada si arrampicò ancora un po’, poi cominciò la discesa tra le verdi vallate svizzere, qua e là erano disseminati piccoli gruppi di case di legno e pietra con il tetto molto spiovente e baracche stipate di legna e fieno, branchi di mucche pezzate bianche e nere pascolavano tranquille, torrenti d’acqua impetuosi scendevano dalle cime più alte.
“ Ti ho vista ieri sera in quella stazione di servizio prima di Milano.” Disse Stefano.
“ Quando sei uscita con quei due tipi” proseguì.
“ Che carini, pensa mi hanno ospitato per la notte e stamattina mi hanno accompagnata fino a Chiasso anche se gli
rimaneva fuori strada”
“ Perché, dove erano diretti?”
“ Erano già arrivati, ho dormito a casa loro.”
Trascorsero pochi altri chilometri durante i quali Marisa osserva silenziosa il paesaggio. Ogni tanto scattava una foto o commentava qualche particolare.
“ Dobbiamo fermarci, devo fare due ore di sosta ogni cinque ore di guida.” Annunciò Stefano.
“ Tra due chilometri c’è una bella stazione e possiamo fermarci a mangiare un boccone.”
Si fermarono nei pressi di Zurigo.
“ Hai bisogno di andare in bagno?” Chiese Stefano. Marisa lo guardò con aria interrogativa.
“ dietro la cabina c’è un piccolo bagno, se hai bisogno…”
Marisa si alzò incredula e andò dietro. Stefano la seguì.
“ Non posso crederci!!” Disse Marisa.
“ Vedi , qui c’è il bagno, di qua la cucina, e di sopra la camera, in mansarda.” Spiegò Stefano.
“ Se devi andare in bagno vai, sennò ci vado io” disse Stefano.
Poco dopo stavano mangiando spaghetti al pomodoro nel minuscolo tavolino del camion chiacchierando del più e del meno.
“il caffè però ce lo prendiamo al bar” annunciò Stefano.
Scesero dal camion e si diressero verso la stazione di servizio. Entrarono e naturalmente si misero in fila ad aspettare il loro turno.
“ Ma guarda che bel bocconcino!!” era una voce che Stefano conosceva bene e che non avrebbe voluto incontrare, ma non credeva che si riferisse alla ragazza che era con lui.
“Dove vai tutta sola? Hai bisogno di un po’ di compagnia?”
Stefano si voltò e la sua faccia si trovò di fronte alla faccia dell’altro.
“Lascia stare Alberto, non fa per te” Disse Stefano.
“ ma guarda che combinazione, il mio amico Stefano, non mi dirai che questo ben di Dio e roba tua?”
“ Sicuramente non è roba tua, lascia perdere”
“ Ma che è? Tua figlia per caso?, se non sei nemmeno sposato!?”
“ Non sono cose che ti riguardano, gira al largo che è meglio per tutti”
La gente cominciava ad allontanarsi cercando di evitare la rissa.
Marisa intervenne: “ Per favore ci lasci in pace, non abbiamo bisogno di niente!”
“ Ma che bella vocina giovane, non vorrai tenerla tutta per te vero Stefano? Ce la scambiamo da buoni amici come sempre?“
Stefano allora afferrò l’altro per il bavero e guardandolo fisso negli occhi a pochi centimetri di distanza gli ruggì molto lentamente: “ Vattene via, è meglio per te”
“Perché te la prendi tanto? E solo una bambolina, non è mica la prima volta no?”
Stefano sentì la sua mano che si chiudeva a pugno e i muscoli del braccio tesi, sentì il braccio che si muoveva violentemente verso il volto dell’altro, sentì un dolore sordo sulle sue nocche e vide Alberto cadere a terra, Stefano lo riprese per il bavero e lo sollevò di nuovo, e gli consegno un altro cazzotto sulla mandibola che lo fece rotolare fuori dal bar. Stefano lo seguì per assicurarsi che ne avesse abbastanza, Alberto si alzò dolorante e guardò Stefano negli occhi.
“ E va bene, questa volta ti lascio stare, ma la prossima volta ce la scambiamo okay?”
“ Vattene via e non farti rivedere” concluse Stefano. Alberto se ne andò bestemmiando in diverse lingue, salì sul suo camion e mise in moto. Quando passò vicino a Stefano gli lanciò un occhiata di sfida ma Stefano aveva un’espressione che non lasciava trasparire il minimo accenno di paura. Non aveva certo paura di lui. Alberto si soffermò dal benzinaio e gli chiese, quasi urlando perché tutti, ma specialmente Stefano, potessero sentire: “ c’è rimasta qualche battona che sono arrivato tardi?”
Il benzinaio non gli rispose ma lanciò in aria un braccio voltandosi dall’altra parte. Stefano rientrò nel bar scuotendo la mano indolenzita e si rimise in coda anche se ormai non c’era più nessuno. Marisa aveva assistito a tutta la scena e ne era rimasta sconcertata. Osservava Stefano con aria strana. Stefano se ne accorse.
“ Scusa ma quello li è sempre in cerca di casini, non è mica la prima volta che lo meno! E non solo io,” Poi rivolgendosi alla cassiera: “ due caffè grazie!”
Poco dopo stavano tornando sul camion, le due ore di sosta ormai erano passate e potevano ripartire. Marisa era rimasta in silenzio ancora scioccata dall’accaduto. Salirono sul camion e Stefano mise in moto dirigendosi verso il distributore perché doveva fare il pieno. Stefano scese dal camion e andò ad aprire il tappo del grosso serbatoio. Arrivò il benzinaio.
“ Ciao Stefano, ti faccio il pieno vero?”
“ Certo Carlo, come sempre.”
Carlo parlava anche in italiano ma con un forte accento francese.
“ Alberto ne ha buscate anche questa volta vero?, glie l’hai date te? “
“ Mi dispiace ma non ho potuto evitarlo. Bisognerà che metta la testa a posto prima o poi, non può continuare a prendere cazzotti per tutta la vita, in fondo non è un cattivo ragazzo“
“ Ma lo diventerà se continua a seminare zizzania a destra e sinistra, io penso che qualche cazzotto ogni tanto non gli faccia male, forse ne ha presi pochi da bambino.”
Stefano salì sul camion e ripartì verso l’autostrada. Dopo alcuni minuti di silenzio Marisa intervenne piuttosto indignata: “ immagino che per voi sia una cosa normale. “
Stefano si voltò a gurdarla senza dire niente, poi tuonò a guardare la strada.
“Era solo in cerca di cazzotti, lo conosco bene”
“ E cosa voleva dire quello lì : non è mica la prima volta… ce la scambiamo da buoni amici come sempre… Sono cose che fate normalmente? E io sono al sicuro qui? Hai pensato a come sistemarci per la notte?”
Stefano si voltò a guardarla pochi secondi poi tornò a guardare la strada.
“Quando si fanno questi viaggi, a volte ci capita di incontrare delle donne, quelle donne… sai cosa intendo. E allora per poche decine di mila lire ci divertiamo un po’. Loro sono lì apposta, immagino che non approvi, ma è il loro lavoro, poi non siamo nemmeno sposati, quindi … Probabilmente Alberto ti ha scambiata per una di quelle donne e questo non mi andava bene perché tu non lo sei. Vuoi sapere se sei al sicuro qui? Che importanza ha quello che ti potrei rispondere, ti posso dire che nessuno ti tiene legata e quando vuoi scendere me lo dici e io mi fermo. Se ho pensato a come sistemarci per la notte? Certo che ci ho pensato, e tu ci hai pensato? Comunque tu dormirai nella mansarda e io in cabina, o preferisci andare da qualche altra parte?.”
Marisa lo osservò attentamente alcuni minuti, avrebbe voluto dire molte cose ma dopo quello che aveva detto Stefano ogni cosa perdeva la sua importanza.
“ Io ho pensato che è meglio se in mansarda ci dormi tu, hai bisogno di riposo e devi guidare tutto il giorno.”
“ Come vuoi tu… Speravo lo dicessi.”
Fecero diversi chilometri in assoluto silenzio.
“ Tu sei sposato?” Chiese Marisa, era ancora irritata ma cominciava a calmarsi.
“ No, non ho ancora trovato la mia dolce metà, non è mica facile con il mestiere che faccio.”
“Il tuo compagno è sposato, vero?”
“ Si vede che lui l’ha trovata la sua anima gemella. Sua moglie è un’hostess, si incontrano sono sporadicamente,”
“Hai sempre fatto questo lavoro?”
“ No, ma sono più di vent’anni che lo faccio.”
“ Prima cosa facevi?”
“ Prima ero un ragazzo scapestrato, e ho combinato un po’ di malestri. Ma che cos’è, un’interrogatorio?”
“ Si fa solo per chiacchierare un po’.”
“ Ho fatto diversi lavori; il barista, il cameriere, il buttafuori in una discoteca, il contrabbandiere, la maschera in un cinema, e poi… poi non mi ricordo più, insomma alla fine trovai Daniele, il mio socio, che mi chiese se avevo voglia di viaggiare un po’ per l’Europa, così presi la patente E, e non fu facile, e cominciai a lavorare con lui, ventitré anni fa. Soddisfatta della storia? “
“E i tuoi genitori?”
“ i miei genitori? I miei genitori non hanno mai approvato niente di quello che ho fatto e che faccio. Questo lavoro mi permette di stare quasi sempre in giro lontano da loro e questo è uno dei motivi per cui mi piace. Ho anche una sorella che fa la sua vita e che ogni tanto vado a trovare, lei vive a Genova. È sposata e ha tre bambini, suo marito fa il facchino nel porto di Genova e lei è maestra elementare. Stanno bene e si fanno gli affari suoi, mi piacciono molto tutti e cinque.
“Che vuol dire < ho combinato un po’ di malestri >?”
“ ma come sei curiosa! Che vuol dire… vuol dire che ha fatto cose non troppo legali, ho partecipato a delle manifestazioni dove si faceva anche a cazzotti con la polizia, un paio di volte sono stato a dormire in gattabuia, ho fumato qualche canna, ho spacciato un po’ di coca, poi cominciai a lavorare… e tu! Non mi racconti un po’ della tua vita? ”
“ Sei stato dentro!? Non ho mai conosciuto nessuno che è stato dentro.”
“ solo un paio di volte per una notte poi la mattina mi hanno fatto uscire, non avevo mica fatto niente. Solo qualche cazzotto ad un poliziotto, non sono nemmeno iscritto nel casellario giudiziario, non mi avrebbero dato la patente altrimenti.”
La svizzera fini abbastanza presto e iniziò la Germania, Stoccarda, Francoforte, Stefano preferiva passare per la Germania anche per andare a Parigi perché l’autostrada tedesca costava molto meno di quella francese anche se era indubbiamente più trasandata e le stazioni di servizio meno attraenti. Stefano conosceva molti gestori un po’ dappertutto per l’Europa e tutti lo trattavano amichevolmente.